I percorsi e le esperienze
Sulle tracce di Pelizza da Volpedo
Vi proponiamo alcuni articoli su Pelizza da Volpedo, famosissimo pittore del territorio tortonese. Chissà che non vi venga la voglia di visitare i suoi luoghi.
Tutti gli articoli su Pelizza e il divisionismo sono a cura di
LUDOVICA AGOSTA
CLASSE 4^ C
Giuseppe Pellizza da Volpedo e il mondo del Divisionismo
Le opere e i musei nel territorio piemontese
Quante volte si è sentito parlare di Giuseppe Pellizza da Volpedo? Lui è il pittore del famosissimo quadro “Il quarto stato”, quello in cui ci sono molti operai in marcia, e oggi sono qui per presentarlo come artista e per illustrare tutto ciò che c’è da vedere su di lui nel nostro territorio!
Per collocarlo in un più preciso periodo storico, Giuseppe Pellizza nasce a Volpedo nel 1868 e frequenta una scuola elementare a Castelnuovo Scrivia, dove apprende le prime arti del disegno. Inizia cosi ad appassionarsi all’arte, ed è sempre più determinato a frequentare l’Accademia d’arte, così qualche tempo dopo si iscrive all’Accademia di Brera. Inizia a frequentare i corsi nel gennaio del 1884, dopo essersi trasferito ufficialmente a Milano. Terminati i quattro anni di studio, sceglie di continuare gli studi a Firenze, dove migliora la resa dei suoi disegni in modo molto soddisfacente. Dopo una serie di varie esperienze che lo riporteranno poi a tornare a Volpedo, Pellizza si avvicina al mondo del Divisionismo, di cui molto presto diventerà uno dei più attivi protagonisti.
Dunque da quanto si può dedurre da alcune esperienze che ha vissuto l’artista, è diventato oggi un conosciutissimo pittore: ma perché parlo di lui? Perché è nato e cresciuto a Volpedo, in provincia di Alessandria, che fa parte del territorio di interesse di tutti i lettori di questo blog, compresa me!
Per questo son qui per illustrare tutto ciò che abbiamo nella nostra regione di Giuseppe Pellizza da Volpedo, partendo dai suoi quadri, fino ad arrivare al suo studio vero e proprio, nel quale il processo artistico del pittore è protagonista persino nei muri.
Divisionismo: epoca, opere, protagonisti
Che cos’è e chi ne fa parte
Il divisionismo è un movimento artistico italiano nato circa nell’800, che elaborò nel corso degli anni una tecnica simile al puntinismo francese. Non avendo tuttavia delle regole precise da rispettare, non può essere definito un movimento pittorico, ma soltanto una delle più importanti correnti artistiche, di cui i più importanti esponenti furono Giuseppe Pellizza da Volpedo e Giovanni Segantini.
La nuova tecnica utilizzata dai pittori di questo nuovo movimento artistico consiste nell’accostare punti di colore sulla tela, e i temi che prevalgono nelle opere divisioniste sono quelli della natura e della società, temi completamente nuovi per l’epoca ottocentesca. Proprio questi temi furono molo a cuore al pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo, che li utilizza in modo frequente nelle sue opere.
Ma dove trovare queste opere nel nostro territorio? Ovviamente a Tortona! E più precisamente nella Pinacoteca “Il Divisionismo” della fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, dove sono conservate moltissime opere che hanno segnato il mondo divisionistico.
Il Divisionismo: la Pinacoteca di Tortona
La mostra della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona
In provincia di Alessandria si può ammirare e visitare la vastissima collezione di opere tenuta nella mostra della Fondazione Cassa di Risparmio a Tortona. Questa mostra costituisce l’unico progetto museale interamente dedicato al Divisionismo e a tutti gli artisti che hanno segnato la sua epoca più fiorente, ovvero l’Ottocento.
La figura centrale della mostra Divisionistica è Giuseppe Pellizza da Volpedo, artista che ha segnato il nostro territorio proprio per il suo percorso artistico incentrato nella sua città natale, Volpedo, un paesino della nostra provincia. Il nucleo di queste opere è contenuto in una collezione di destinazione pubblica della Pinacoteca, che documenta l’autore attraverso le sue opere più famose.
Lo scopo della collezione e della mostra è quello di condividere il patrimonio artistico e le esperienze dell’area toscana, ligure, lombarda e piemontese, in modo da condividere moltissime opere di un’epoca importantissima per l’arte, ma soprattutto per condividere nelle persone la consapevolezza di vivere in un territorio che aveva e ha tutt’oggi un ruolo fondamentale nella storia dell’arte.
Oltre a Giuseppe Pellizza da Volpedo sono molti gli artisti di cui sono esposte le opere, tra cui Angelo Barabino, “tortonese doc”, e altri come Mario Puccini o Angelo Torchi. Le proposte educative della Pinacoteca offrono la possibilità agli alunni delle scuole di ogni ordine e grado di avvicinarsi al Museo ed apprenderne i contenuti attraverso attività mirate alle diverse fasce di età e in accordo con le esigenze degli insegnanti e le loro finalità didattiche. Oggi la pinacoteca è visitabile il sabato e la domenica dalle 15.00 alle 19.00, nei giorni feriali invece è possibile effettuare una visita previa prenotazione, con disponibilità di fare delle visite guidate.
Per ulteriori informazioni
Tel: 0131 822965
Ref. Anna Vecchi e Giordana Ricci
Email: [email protected] - [email protected]
[email protected]
Qui di seguito alcune delle opere dell’artista Giuseppe Pellizza da Volpedo, contenute nella Pinacoteca:
Giuseppe Pellizza da Volpedo: il museo didattico
La dimora dell’autore diventa un museo
La casa-studio di Giuseppe Pellizza da Volpedo è un atelier fatto costruire dal pittore nel 1888 e successivamente ampliato fino ad assumere, nel 1896, l'attuale veste. Ciò che oggi abbiamo è lo studio dell’autore donato dalle figlie di Pellizza alla città di Volpedo, e nonostante alcuni restauri alla struttura, quello che prima era l’Atelier in cui Giuseppe Pellizza dipingeva, si esercitava e studiava, oggi è un museo aperto a tutti. In questa sede sono tenuti alcuni quadri del pittore e gli oggetti e strumenti che utilizzava nel suo lavoro, nonostante sia sempre in crescita a causa delle molte opere che tornano a “casa” o che vengono prese in prestito.
Entrati nello studio si rimane colpiti da molte cose, come la grandezza della stanza che possiede un perimetro di m. 6,50x8,25 per 5,5 di altezza; ciò che salta all’occhio poi è la ricchezza di oggetti, dipinti e elementi che caratterizzano quella che era la vita artistica di tutti giorni dell’autore.
Collegato allo studio oggi vi è il Museo Didattico che, aperto nel 2002, si compone di uno spazio al piano terra del palazzo del Torraglio, affacciato sulla piazza del Quarto Stato. Il percorso didattico è articolato su sei sale e segue l’intero percorso pittorico dell’artista, dai primi esordi fino alle testimonianze della sua morte. Le visite dello studio e del museo didattico si dividono durante l’anno in diversi mesi e diversi orari: da ottobre ad aprile gli orari vanno dal lunedì al venerdì, e su prenotazione sabato, domenica e festivi dalle ore 15.00 alle17.00. Da maggio a settembre invece dal lunedì al venerdì e solo su prenotazione sabato, domenica e festivi dalle 16.00 alle 19.00.
Città di Volpedo
Cosa fare e cosa vedere
Volpedo è un comune italiano di 1168 abitanti della provincia di Alessandria in Piemonte, situato sulle colline Piemontesi. Circondato da vigneti e frutteti, il borgo è inserito tra i Borghi più Belli d’Italia. Volpedo è famosa per la produzione di pesche e per essere il paese in cui è nato e vissuto Giuseppe Pellizza, autore di uno dei quadri più importanti del Novecento, il Quarto Stato.
Facilmente raggiungibile da qualsiasi città piemontese, Volpedo è una città artistica d’eccellenza, ricca di storia e di monumenti che risalgono fino alla sua fondazione.
Cosa vedere:
● Immancabili sono sicuramente i luoghi in cui è vissuto e ha lavorato Giuseppe Pellizza infatti all’entrata del borgo è subito possibile visitare la sua casa natale e lo studio, oggi museo di proprietà del comune, costruiti nel 1888. Molte delle sue opere hanno come ambientazione alcuni luoghi di Volpedo, per questo è stato creato un particolare itinerario di 10 tappe in cui il visitatore può osservare i dipinti direttamente con l’ambiente a cui sono ispirate. Ne sono un esempio Il Quarto Stato e Il girotondo.
● Poco più avanti sorge il più importante monumento del paese, la Pieve romanica di San Pietro. Fu edificata nel X secolo con mattoni e ciottoli di fiume e ristrutturata nel XV secolo, e all’interno si possono osservare affreschi attribuiti alla scuola dei tortonesi Manfredino e Franceschino Boxilio, scuola attiva anche presso il Duomo di Milano. Proprio questa pieve compare anche in un quadro di Pellizza, “Fiumana", una delle opere che fanno parte della serie che si evolverà fino a trovare compimento ne "Il quarto stato".
Curiosità:
Oltre ai monumenti storici e alle piazze protagoniste di quadri divisionisti, Volpedo propone anche un’attività divertente per bambini e ragazzi, ovvero il paintball. Sicuramente parlando di Volpedo nessuno andrebbe a pensare ad altro se non alla presenza di molte testimonianze di un grande pittore, eppure l’associazione A.S.D Paintball Volpedo offre un’emozionante attività di Paintball. Quest’attività ha luogo in un bosco ad effetto giungla di oltre 1000 metri quadrati, attrezzato con torrette, barricate e sopraelevate per vivere un’esperienza all’insegna della pittura e dell’adrenalina!
*Le informazioni sono state prese dal sito borghipiubelliditalia.it; comune.volpedo.al.it; FOTO 1-2-3 dal sito comune.volpedo.al.it
I nostri clienti
Grazie alla mia esperienza, alla mia affidabilità e al mio impegno costante, ho avuto il privilegio di lavorare con clienti fantastici, proprio come te.
Circuito "Dalle Dolci Terre alle Langhe"
Il nostro territorio offre un percorso di circa 59 km, con partenza a Novi Ligure e arrivo ad Acqui Terme, per vedere e visitare musei, castelli e chiese. Il periodo consigliato è da marzo a novembre ed è possibile percorrere il circuito in una giornata sola. Per saperne di più potete visitare il sito web https://www.piemontescape.com/it/percorsi-ciclabili/dalle-dolci-terre-alle-langhe-1/6fbed5396 d701237cc15486916e0ae7b/
Poiché il percorso si esegue in bicicletta, che può essere da strada o da trekking, dove far tappa è a scelta del singolo turista, anche in base alle capacità atletiche.
I paesi e le città attraversati sono i seguenti: Novi Ligure, Gavi, San Cristoforo, Capriata d'Orba, Carpeneto, Trisobbio, Morsasco, Prasco, Visone e Acqui Terme.
Sin dalla città di partenza, Novi Ligure è possibile visitare:
- il Museo dei Campionissimi
- Il Castello
- S. Maria della Pieve
- La Maddalena
- Il Duomo della Collegiata ed i palazzi dipinti
ed altri importanti edifici come il museo dell'apicoltura e la Santa Maria Assunta.
Lungo il secondo paese attraversato, Gavi, si trovano
- lo storico Forte
- la Chiesa Parrocchiale di San Giacomo
e si possono fare degustazioni di vini locali presso il resort Villa Sparina
A San Cristoforo si trova l'antico Castello ed a Capriata d'Orba la torre antica.
A Carpeneto si trovano la Cappella di Sant'Antonio, la Chiesa di San Giorgio e la tomba Garrone.
Abbiamo poi Castello Spinola, la Parrocchiale, il palazzo de' Rossi Dogliotti e la Chiesa di San Giovanni Battista a Trisobbio.
Castello del Bosco - Malaspina - Lodron, la Chiesa parrocchiale e la Chiesa di S. Vito a Morsasco.
Il Castello Gallesio a Prasco.
Infine, all'arrivo, si può visitare Acqui, facendo un tuffo nel passato con gli archi dell'acquedotto, le piscine di corso Bagni, ed il museo civico archeologico. Poi la Basilica di S. Pietro, la Cattedrale dell'Assunta e la Villa Ottolenghi.
La Basilica di San Pietro, la Cattedrale Assunta e la Villa Ottolenghi. Per altre informazioni vi consiglio di guardare su altri siti tra cui:
● Per Capriata: https://www.visitovada.com/capriata-dorba/
● Per Carpeneto: https://www.visitovada.com/carpeneto/
● Per Trisobbio: https://www.visitovada.com/trisobbio/
● Per Morsasco: https://www.visitovada.com/morsasco/
E vi allego anche un pdf con una parte degli edifici trovabili lungo il percorso: https://sid.alexala.eu/uploads/download/84e6db24075274b51b46385c6ec7c941/3dd34994bce3fb56345e57ec0c e7009d/opuscolocastelliweb1.pdf
Gaia Bagnasco
Classe 3^C
Ringrazio Alexala per avermi fornito informazioni utili
Il museo dei campionissimi
Il castello di Novi
La Basilica della Maddalena
Il museo dei campionissimi di Novi Ligure
La città celebra i campioni locali: Girardengo e Coppi
Il 30 aprile del 2003 a Novi Ligure viene inaugurato il Museo dei Campionissimi. Il museo è stato allestito all’interno di un capannone industriale di inizio Novecento, si trova vicino al centro della città.
Ѐ dedicato ai due “Campionissimi” Novesi per eccellenza, ovvero Fausto Coppi e Costante Girardengo, che hanno vissuto gran parte della loro vita nella città di Novi Ligure; all’interno del museo però non vi sono solo loro cimeli. Questo è infatti un museo dedicato più in generale a tutta la storia della bicicletta, esso è dotato di una pista centrale che divide lo spazio espositivo; questa pista narra visivamente la storia della bicicletta attraverso l’esposizione di pezzi importanti, dall’interpretazione di un progetto di Leonardo da Vinci, alla draisina, agli ultimi prototipi in titanio. A lato della pista centrale si trovano varie pedane espositive che raccontano l’evoluzione dei componenti, attraverso ricostruzioni ed interpretazioni. Nelle due navate laterali alla pista, si trovano diverse sale espositive nelle quali i visitatori possono ammirare com’era il ciclismo nel passato e come potrà essere nel futuro attraverso mostre dedicate.
Due sale megaschermo consentono la visione di filmati d’epoca, testimonianze visive e sonore esclusive di arrivi spettacolari e di duelli memorabili.
La Sala dei Campionissimi è interamente dedicata a Fausto Coppi e Costante Girardengo, al suo interno i visitatori possono ammirare cimeli e testimoniante inedite della loro gloria di campioni.
Il laboratorio videoludico è la sala più interattiva del museo, infatti il visitatore può salire in sella a biciclette reali computerizzate e sfidare i propri compagni di visita attraverso i percorsi che riproducono i dintorni di Novi.
Il laboratorio d’arte è uno spazio in cui gli artisti possono esporre e creare installazioni con tema il ciclismo, la bicicletta e le forme della bicicletta. Inoltre è possibile camminare tra queste installazioni per osservarle da vicino con luci e colori affascinanti.
Il museo possiede atre due sale a tema che accompagnano il visitatore in percorsi narrativi relativi alla bicicletta e al ciclismo con raccolte importanti provenienti da ogni parte del mondo.
Il museo è anche sede di mostre temporanee, in questo periodo ospita alcune opere d’arte sacra, esse sono in deposito nel museo perché le chiese cui appartenevano sono in restauro o sono state distrutte. L’esposizione “Tesori Sacri della collezione civica” è diventata permanente e presenta dieci opere, alcune delle quali sono ancora sconosciute. Questo museo può essere considerato bivalente, in quanto offre una parte sul ciclismo e una parte di arte Barocca. All’interno della sala espositiva dedicata alle opere d’arte è custodita La Maestà Ritrovata, un manufatto artistico in cartapesta risalente al 1709; è stata costruita in cartapesta per poterla portare in processione più facilmente.
Gaia Gastaldi
Classe 4^ C
Crediti: museodeicampionissimi.it ; magazine.dlf.it ; piemonteitalia.eu
La via Postumia
La Via Postumia è un' antica via che univa i due principali porti romani, Aquileia e Genova.
Questa via nasce permette, a chi ha la passione del camminare, di visitare molte città di interesse storico-culturale. Essa, infatti, attraversa il nord Italia con più di 900 km da percorrere a piedi o in bicicletta attraverso percorsi ciclabili e sentieri sterrati, ponendo come obbiettivo una bella esperienza per vedere, vivere e ricordare.
La Via Postumia era una via consolare romana fatta costruire dal console romano Postumio Albino (dal quale il nome della strada) nel 148 a.c. per scopi principalmente militari definendo il controllo delle popolazioni indigene. Lo scopo era quello di collegare le strade che da Roma ascendevano al nord, collegandole tutte per il più rapido spostamento delle truppe e creare un confine con gli Insubri e usufruire
dei territori per esportare cultura e importare materie prime.
Attualmente alcuni tratti della via sono percorribili come strada provinciale e inoltre è facilmente visibile utilizzando mappe o foto satellitari.
Partendo da Roma (in blu la Via Flaminia) segue la Via Aemilia (in rosso) che si collega a Piacenza alla Via Postumia con l’arrivo ad Aquileia e Genova. La strada scendeva verso la pianura passando per Libarna, tappa fondamentale per il console Postumio in cui si trovano i resti dell’insediamento romano, avendo come meta finale Dertona.
Proseguendo si inseriva nella Via Emilia da Rimini da cui si collegava a Roma attraverso la Via Flaminia.
Il tratto Piacenza-Dertona divenne parte della Via Julia Augusta costruita per volere dell’imperatore Augusto al fine di collegare Roma alla costa meridionale della Gallia.
A causa di questa nuova via però, tra Tortona, in cui inizia il tratto della Valle Scrivia, e Vado Ligure, che lasciava fuori Genova, il primo tratto di strada perse importanza.
Al contrario invece le zone vicine ad Acqui Terme, all’interno delle quali la via rimase attiva fino all'VIII secolo, per poi essere lentamente dimenticata.
La via Postumia, una via che non c'è
La Via Postumia è una via antichissima ed il suo ruolo storico è fondamentale per lo sviluppo sociale, demografico ed economico delle città a cui è collegata. Questa non solo collega Genova ad Aquileia ma finisce in Croazia, nel quale prende il suo nome e arriva fino a Bisanzio.
La principale caratteristica di questa via è che è un'antica via consolare ed è a tutti gli effetti un ottimo collegamento ai Cammini che conducono verso Santiago e Gerusalemme.
La Via Postumia è una via italiana ormai poco conosciuta, una rotta che taglia l’Italia da Genova ad Aquileia segnando il tragitto con una linea retta. Il suo cammino è lungo circa 940 chilometri, ed è bene ricordare che per chiunque volesse attraversare la Via Postumia è completamente tracciata con frecce gialle o adesivi.
Tra i tracciati della via troviamo Genova, Cremona, Tortona, Piacenza, Verona, Vicenza e Friuli Venezia Giulia attraverso Aquileia, Grado e Trieste. A questo punto ci si chiede: “è possibile percorrere dal mar ligure al mar adriatico a piedi”
Seppur non facilmente, si può fare, infatti i romani la percorrevano calzando solo dei sandali di cuoio e corda. Grazie a questa loro capacità, l’esercito romani garantiva a Roma la capacità di controllare l’Italia Padana. C’è da precisare però, che di questa via oggi ne rimane ben poco a causa della sua distruzione, nella quale andò perduta anche la naturalezza dello spostamento.
Eppure, nonostante il tempo, questa via è una delle prime “guide turistiche" della geografia italiana contemporanea.
Tornano alla domanda di partenza, questo si può fare ma difficilmente, infatti è quasi impossibile ricostruire il tracciato originale. In contrapposizione a questo troviamo viaggiatori i quali hanno raccontato delle storie personali sui loro viaggi sulla Via Postumia. Uno di questi è Luca Tognoli, che ha percorso buona parte della Via in bicicletta.
Egli raccontava di averla conosciuta leggendo un libro e incuriosito, lo portò a parlare con studiosi e a leggere libri su quanto riguarda la Via Postumia. Alla fine di queste ricerche Tognoli riuscì a tracciare una “sua" ricostruzione della via e si mise in viaggio. Inoltre questo è un risultato pubblico, reperibile su Google Maps.
Si inseriva nella Via da Pavia e qui raggiunse Trieste in una quindicina di giorni. La sua storia incoraggia viaggiatori e camminatori ma non gli dà la sensazione che questo viaggio sia troppo facile, infatti lui stesso spiega che una delle cose meno attrezzate sia il pernottamento, essendo una via dimenticata ed un cammino che non esiste, quello della Postumia e un cammino che merita.
Tuttavia oggi, con il turismo slow, solo la Via Postumia consentirebbe di portare coloro che viaggiano a piedi in Friuli Venezia Giulia e nelle sue città.
Curiosità sui percorsi della via Postumia:
Dopo essere partiti da Aquileia, città Patrimonio Mondiale dell’Unesco, è sicuramente importante visitare Palmanova, città fondata nel 1593 per difendersi dalle invasioni ottomane. Anche Treviso compare tra le città da vedere lungo il percorso e dopo questa Vicenza, città Patrimonio dell’Unesco dal 1994, nella quale si possono vedere il Teatro Olimpico, la Cattedrale e la Basilica Palladiana.
La Via Postumia da Vicenza a Piacenza si sviluppa quasi tutta in piano, attraverso stradine di campagne e in riva a numerosi canali. L’unica pecca di questo tragitto sono i paesaggi molto simili, pertanto c'è il rischio di annoiarsi un po'.
Da Vicenza ci si allontana dalla città per inoltrarsi a Lonigo. Da qui ci si immerge nuovamente nella pianura veneta, incontrando il fiume Adige e arrivando a Verona.
Dopo circa 16 km si raggiunge la località di Pescantina. Da qui, attraverso strade sterrate si arriva sulle sponde del lago di Garda e si entra in Lombardia.
Peschiera del Garda e Mantova sono altre due tappe da percorrere per poi raggiungere Casalmaggiore, arrivando fino a Cremona.
Da Piacenza in poi il paesaggio si riempie di colline, raggiungendo da subito quota 300 metri, grazie al quale cisi può godere un po' l'ombra offerta dagli alberi dei boschi, in altitudine. Avvicinandosi alla Liguria il cammino diventa più impegnativo a causa della presenza di numerosi dislivelli. Il panorama qui però coinvolge di più compensando le fatiche.
Non va dimenticato che questo cammino offre la possibilità di vedere moltissime città di interesse storico culturale e inoltre non è prevista una specifica credenziale da portare con sé lungo il cammino.
Gaia Rotondi, classe 4^C
Fonti:
-Wikipedia
- http://www.oltresentieri.com/Guide/GuidaViaPostu mia.html
-Postumia Via Postumia (sanpierdarena.net) -ohga.it
-via Postumia.eu
Informazioni prese da:
[email protected]
Passeggiando tra la Natura a Capanne di Marcarolo
Capanne di Marcarolo è una frazione del comune di Bosio (in provincia di Alessandria). Qui possiamo trovare il parco naturale, da cui appunto prende il nome. È un luogo adatto per vivere un'esperienza nel verde e stare in tranquillità. Si possono effettuare varie attività, come mountain bike, camminate all’aperto e in certi casi a cavallo. I luoghi più conosciuti e apprezzati di questo parco sono il lago Bruno (un lago artificiale alimentato da una galleria costruita intorno agli anni 20), i laghi del Gorzente
(dove si trova la Baita Rio Gorzente, per godersi di un pranzo all’aperto e poter dormire con la propria tenda in una zona sicura), i laghi della Lavagnina (anch'essi laghi artificiali distinti tra lago superiore e lago inferiore) e il monte Tobbio che è posto al centro del parco alto 1092m.
Sulla sua cima si trova una chiesa edificata nel 1897,da qui si può scorgere il mare di Genova e in giornate eccezionali anche la Corsica.
Veronica Ventura, classe 3^C
fonte: sito ufficiale delle Capanne di Marcarolo
Per saperne di più http://www.parks.it/parco.capanne.marcarolo/index.php
La colle del prete
La Colle del Prete è un percorso lungo che segue tutto il costolone spartiacque tra Lemme e Scrivia dalle propaggini collinari nei pressi di Arquata Scrivia fino all’ ampio rilievo del Monte Alpe. Il percorso presenta una lunga percorrenza e una parte su asfalto che rende il tutto un po’ impegnativo, soprattutto nella prima parte bisogna fare attenzione a non perdere la strada agli innumerevoli bivi, trivi e crocevia.
In auto si passa Arquata Scrivia e si segue la ex strada Statale 35 in direzione Genova, appena dopo il confine di provincia si trova la piccola frazione di Pietrabissara dove si svolta a destra e risaliti i tornanti per alcuni chilometri si incontra a destra una carrareccia inghiaiata in salita che porta in pochi metri alla Colle del Prete.
L’ aerato passo della Colle del Prete offre un bel panorama sulle vette circostanti, si ridiscende sulla sottostante strada asfaltata, in provincia di Genova, si tiene la destra e dopo pochi metri si trova un bivio al quale si prende direzione verso Voltaggio. Dopo un breve tratto su una carrareccia il sentiero svolta sulla destra e si snoda all’interno del bosco fino ad imboccare un canalone in salita che si percorre per alcune centinaia di metri, tra affascinanti esemplari di faggio, ciliegio e castagno.
Si cammina in territorio Ligure superando lievi pendenze, tra boschi e spazi aperti, arrivando a un bivio dove si tiene la destra, proseguendo in un ambiente aperto, caratterizzato da prati di quota, tra prostrati di cerro e arbusti di ginepro.
Si risale lungo il crinale verso la vetta del Monte Alpe dove sorge una piccola chiesetta e da qui lo sguardo spazia a 360 gradi sul panorama circostante; si scende lungo la spartiacque, svoltando a sinistra in direzione della strada asfaltata, attraversando il versante sud, coperto da formazioni compatte e dense di brugo e erica. Giunti sulla strada comunale si svolta a destra e da lì inizia un tratto su asfalto che prosegue sulla comunale e attraversa la frazione di Castagnola fino ad arrivare all’incrocio con la strada provinciale SP 164 che sale in direzione di Fraconalto.
Superato l’abitato, si incontra una stradina poco dopo la chiesetta di S. Rocco dove riprende il cammino su sterrato, la carrareccia prosegue nel bosco di castagno, arrivando in breve alla cascina Ventoporto e si osserva nella valle sottostante la chiesetta della Madonna di Leco. Dopo un altro tratto Boscato, i segnavia E1 piegano a destra nel fitto della vegetazione, sull’itinerario invaso da cespugli, a questo punto si tiene la sinistra sul nuovo percorso che coincide tracciato dell’ oleodotto; superando una sbarra e si continua sulla carrozzabile, si arriva in pochi minuti al tracciato dell’ Alta Via dei Monti Liguri che coincide con l’E1, in breve si arriva al
Passo della Bocchetta dove si è presente un’ area attrezzata per la sosta, dalla quale si gode di una splendida visione dei monti circostanti e del Mar Ligure.
Iris Zambrano, classe 3^ C
Fonte: www.montiliguri.weebly.com
Le Rocche del Reopasso
Le Rocche del Reopasso fanno parte dell'Appennino ligure, più precisamente si trovano in Val Scrivia.
I comuni che si possono trovare in prossimità delle Rocche sono Busalla, Crocefieschi e Vobbia.
Le creste di questo fantastico luogo fanno parte del Parco regionale naturale dell'Antola in Provincia di Genova.
Come si raggiungono le Rocche del Reopasso?
Le Rocche del Reopasso non sono di semplice accesso, elemento che le distingue dalle altre montagne che si possono trovare nell'entroterra genovese, quindi si possono considerare come una vera e propria sfida per gli alpinisti più coraggiosi.
La via d'acceso migliore è la ferrata “Deanna Orlandini”, la via più veloce è quella di Crocefieschi la quale dista all'incirca 30 minuti di cammino dall'inizio della Ferrata.
Parco Antola
(Parco Naturale Regionale dell’Antola)
Il Parco Antola, situato tra l’entroterra genovese e l’ Appennino ligure, costituisce un’area naturale protetta.
Grazie al suo ricco patrimonio naturalistico, culturale e storico è capace di attirare numerosi visitatori e appassionati escursionisti.
Il Parco ha sede a Busalla ed offre esperienze varie e suggestive nel territorio delle Valli dell’ Antola.
Tra i posti più interessanti da visitare troviamo le già citate Rocche del Reopasso, ma non solo, in quanto il Parco, con la sua notevole varietà di ambienti si offre perfettamente a diverse attività.
Può essere definito il luogo idoneo, per l’educazione ambientale e la ricerca scientifica dove viene messo al primo posto non solo la tutela e la valorizzazione della flora e della fauna ma anche un ripristino della cultura locale.
Morgan Atzori, classe 4^C
FONTE: www.parcoantola.it
Fotografie autoprodotte
La tradizione novese della Chiesa di Santa Caterina
Quando citiamo santa Caterina da Alessandria, potremmo erroneamente pensare che ci si riferisca alla città che ci accoglie in quanto provincia, in realtà si parla di Alessandria d’Egitto. Ma, allora perché a Novi Ligure il 25 novembre di ogni anno si festeggia santa Caterina e si allestisce una grande fiera?
Andiamo con ordine, l’origine sembra medioevale, 1100-1300 d.C. o giù di lì, o forse seicentesca quando il Senato genovese, allora Novi si annoverava tra quei possedimenti, accoglie la richiesta dei Rettori della Comunità di Novi e istituisce tre grandi fiere tra cui quella, appunto, di fine novembre.
Questa diventa ben presto la più importante sia perché le altre si accavallano ad altri eventi come le Fiere di Cambio, sia per il vivace mercato di animali vivi, soprattutto tacchini, che venivano acquistati e allevati nelle numerose aie contadine.
Nella prima metà dell’Ottocento, un altro importante evento imprime nuova grandezza alla fiera, l’inaugurazione del Teatro Carlo Alberto (oggi Romualdo Marenco) che offre la possibilità di accomunare commercio e spettacolo.
Aperto proprio il 25 novembre 1838 il teatro darà nuovo impulso alla cittadina contribuendo ad ampliare l’economia di scambio della fiera.
La Fiera di Santa Caterina, ha conosciuto pochi “stop”, solo nel 1944 a seguito dei bombardamenti aerei della Seconda Guerra Mondiale e purtroppo, l’anno scorso, per il tragico bilancio vittime covid-19 che ha colpito la nostra città.
Leka Ridjana
4° C